Parole conclusive del Papa all’uscita dalla comunità di Sant’Egidio
PRANZO CON I POVERI ASSISTITI DALLA COMUNITÀ DI SANT’EGIDIO NELLA SEDE ROMANA DI TRASTEVERE, 27.12.2009
PAROLE CONCLUSIVE (all’uscita, prima di partire)
Cari fratelli e sorelle,
dopo aver partecipato al pranzo di festa nella Mensa della Comunità di Sant’Egidio e aver salutato alcuni studenti della Scuola di Lingua e di Cultura della Comunità, rivolgo i più calorosi auguri a voi che non siete potuti entrare, ma che avete preso parte a questo incontro dall’esterno già da un’ora o due. Grazie!
Tante persone, provenienti da vari Paesi, segnate dal bisogno, si ritrovano qui per cercare una parola, un aiuto, una luce per un futuro migliore. Impegnatevi perché nessuno sia solo, nessuno sia emarginato, nessuno sia abbandonato.
C’è una lingua, che al di là delle differenti lingue, tutto unisce: quella dell’amore. Come dice l’apostolo Paolo: “Se parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sarei come bronzo che rimbomba o come cimbalo che strepita” (1 Cor 13,1).
È questa la lingua anche di questa Scuola, che dobbiamo apprendere e praticare tutti sempre di più. Ce la insegna il Bambino Gesù, Dio che per amore si è fatto uno di noi; ce la insegna innanzitutto con questa sua presenza, con questa sua umiltà di essere un bambino che si fa dipendente dal nostro amore. Questa lingua renderà migliore la nostra città e il mondo.
Vi benedico tutti con affetto e con un ringraziamento per tutto quello che fate qui per questi poveri, per la costruzione della civiltà dell’amore.
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